tutti uguali. Il contadino ebbe un bimbo, un giorno, allora l'avvoltoio si avvicinò alla finestra del nascituro. La moglie del contadino, chiese cosa volesse. L'avvoltoio fece un gesto di stizza alla donna e rapido si avvicinò alla culla. Tutto quello che di mamma c'era nella figura femminile si concentrò in una scopa metallica veementemente scagliata contro il pennuto. L'avvoltoio ancor più rapido si spostò sulla scrivaia, prese un penna dal suo carenaggio aviario e scrisse sul muro: "E' tardi". Uscì dalla finestra e tornò dal contadino. "Sono tornato" disse il pennunto "dopo 20 anni. Il terreno è pronto. Il tuo sudore è mio." Il contadino prese il piccone e lo conficco nella fronte dell'avvoltoio. L'avvoltoio morente riuscì a ripetere:"E' tardi". Presto, dei corvi come assatanati, mangiarono per intero la carcassa dell'avvoltoio, non lasciando nemmeno un piuma. Poche ore più tardi un altro avvoltoio, più giovane tornò a veleggiare nella troposfera dedicata alla fattoria dell'agricultore. Il contadino preoccupato si arroccò nell'edificio, lasciò che la moglie con un'armatura 400esca si occupasse delle vettovaglie. altri 10 anni passarono. e 10 ancora. L'uomo morì, l'avvoltoio invecchiato si accasciò sull'uscio della porta. Il figlio così uscì e potè vedere l'avvoltoio esanime. L'uccello gli chiese di porre fine alle proprie sofferenze. Il ragazzo acconsentì e lo trafisse con un piccone nel petto. A seguire, corvi assatanati e in cielo un nuovo avvoltoio. Il pennuto novello uccise finalmente il figlio del fattore. Detto questo, l'avvoltoio contento tornò negli inferi. La moglie con l'armatura andò finalmente a Copacabana, sogno di una vita.
domenica 27 novembre 2011
Vo Nguyen e l'avvoltoio.
tutti uguali. Il contadino ebbe un bimbo, un giorno, allora l'avvoltoio si avvicinò alla finestra del nascituro. La moglie del contadino, chiese cosa volesse. L'avvoltoio fece un gesto di stizza alla donna e rapido si avvicinò alla culla. Tutto quello che di mamma c'era nella figura femminile si concentrò in una scopa metallica veementemente scagliata contro il pennuto. L'avvoltoio ancor più rapido si spostò sulla scrivaia, prese un penna dal suo carenaggio aviario e scrisse sul muro: "E' tardi". Uscì dalla finestra e tornò dal contadino. "Sono tornato" disse il pennunto "dopo 20 anni. Il terreno è pronto. Il tuo sudore è mio." Il contadino prese il piccone e lo conficco nella fronte dell'avvoltoio. L'avvoltoio morente riuscì a ripetere:"E' tardi". Presto, dei corvi come assatanati, mangiarono per intero la carcassa dell'avvoltoio, non lasciando nemmeno un piuma. Poche ore più tardi un altro avvoltoio, più giovane tornò a veleggiare nella troposfera dedicata alla fattoria dell'agricultore. Il contadino preoccupato si arroccò nell'edificio, lasciò che la moglie con un'armatura 400esca si occupasse delle vettovaglie. altri 10 anni passarono. e 10 ancora. L'uomo morì, l'avvoltoio invecchiato si accasciò sull'uscio della porta. Il figlio così uscì e potè vedere l'avvoltoio esanime. L'uccello gli chiese di porre fine alle proprie sofferenze. Il ragazzo acconsentì e lo trafisse con un piccone nel petto. A seguire, corvi assatanati e in cielo un nuovo avvoltoio. Il pennuto novello uccise finalmente il figlio del fattore. Detto questo, l'avvoltoio contento tornò negli inferi. La moglie con l'armatura andò finalmente a Copacabana, sogno di una vita.
lunedì 31 ottobre 2011
Von Nguyen e le catene.
motorizzazione rinunciò a rilasciare altre patenti, viste le persistenti scomparse. Tutti comprarono una bicicletta. Le automobili finirono in grossi cimiteri. Qualcuno mise in giro la voce che i Koala producessero metano, gli USA occuparono Perth e erano in procinto di assediare Canberra. Qualcuno si mise a correre e non tornò mai più. La televisione smise di trasmettere, visto che gli introiti pubblicitari dalle case automobilistiche erano esauriti. Vo, rimase l'unico patentato. La polizia a piedi chiese come facesse ad avere ancora la patente. Vo li portò in una camera della sua piccola casa e gli fece vedere un enorme schedario. Le guardie sconcertate spararono un colpo in testa all'asiatico e gettarono le patenti per le strade, così che ognuno potesse riprenderle. Ma i bimbi non sapendo a cosa servissero le usavano come delle figurine da scambiare. Così le guardie sparono a tutti i bimbi, la pozza di sangue infante, non richiamò nessun media, visto che le televisioni avevano chiuso. Non richiamò nessun passante. Ben presto non avendo nessuna automobile da fermare per strada, finendo le rapine in banca perchè non c'erano piu macchine con cui fuggire, non essendoci più incidenti, semafori, ritardi, fretta. Le guardie persero il lavoro. Si spararo anche loro. La ruota ci ha cambiato. Almeno questo ci dice il sussidiario. Un giorno spezzeremo delle catene formato tessera.
venerdì 12 agosto 2011
Anonima.
domenica 19 giugno 2011
Deshawn Stevenson.

Deshawn stevenson, era andato a caccia quel giorno. Un'ecatombe di pennuti, quindi prese la gru più paffuta e meno pennuta e la diede al suo cuoco. Chichibio, che era il cuoco di Deshawn, preparò un pranzo con i fiocchi, tanto buono che l'odore della gru cotta saturava l'aria del cortile adiacente alla cucina, sta di fatto che lì vicino se ne stava sdraiata al sole di maggio la bella Brunetta. Brunetta si avvicinò alla finestra della stanza del cuoco chichibio e chiese una coscia della gru al cuoco. Chichibio sa che questo potrebbe far arrabbiare il padrone, ma dopo un breve litigio Brunetta vince portandosi via la coscia. Il cuoco a questo punto serve la gru con una zampa sola al padrone Deshawn Stevenson. Il padrone appena vide l'uccello menomato, chiese spiegazioni al giovine e quello prontamente risponse che le gru hanno una gamba sola. Il padrone, stizzito il giorno seguente porta il cuoco a caccia con sè. Chichibio, vede un paio di gru e conferma quanto detto la sera prima, dunque il padrone lancia un urlo talmente forte da far estroflettere le zampe ai pennuti e da farli scappare via. A quel punto Chichibio rispose che se il signor Deshawn avesse urlato allo stesso modo all'altra gru, quella cucinata il giorno prima, anch'essa avrebbe tirato fuori la seconda zampa. A quel punto Deshawn, fece inginocchiare Chichibio e gli sparò in bocca, poi pisciò sul cadavere e lo diede in pasto ai coccodrilli dell'Arno. Face impalare Brunetta, che prima di morire disse:"siete
venerdì 6 maggio 2011
Vo Nguyen e la strega.
a totalmente costituita da dolciumi. Bacchette di zucchero e girelle. Mattoncini di cioccolato e sacher porte. Vo Nguyen diede un morso ad una finestra, allora uscì fuori dalla casetta una strega. La strega prese Nguyen e lo infilò in una gabbia, decisa a farlo diventare il suo pasto, ma trovandolo troppo minuto, lo mise all'ingrasso. Nguyen stette lì per 15 anni. La strega intanto si era trovata un aiutante cuoco. L'aiutante chiese alla megera cosa stesse facendo quel tizio in una gabbia. La fattucchiera non fiatò, allora l'aiutante non sopportando queste angherie liberò il piccolo Nguyen. I due presero la maglia autografata di Burruchaga della strega e tornarono a Saigon. La strega allora per punire i due, mandò prima i giapponesi, poi i francesi, poi un pò vietnam del sud, di nuovo dei francesi, intanto la cambogia, poi gli stati uniti. Non si risparmiò le locuste, il napalm, la miopia e della diarrea che non fa mai male. Ma nulla potè fermare quei due piccoli tizi. Nguyen, fra le bandiere cerca ancora tappini, ma non beve i succhi di frutta. Così come è giusto che sia, la superficie al di sopra del profondo, che ha finito il suo corso, come tutte le cose del resto. La forma e non la sostanza, come è giusto che sia. Il barocco che abbatte il classicismo. Il cuoco e il suo aiutante. Il tappino a loro. Il succo a noi, basta.
mercoledì 27 aprile 2011
Io ti salverò.
su un altro mondo. C'erano su questo mondo dentro un altro mondo, persone uguali a noi, solo dentro un altro mondo. Questo mondo era simile al nostro, solo che era meglio, ma non perchè era dentro un altro mondo, no. Era meglio, non perchè c'era gente più bella. Era meglio, perchè la gente era piccola. Piccole ciabatte, piccole forbici, piccoli occhi, piccoli leucociti, piccoli bimbi, piccoli adulti, piccole ambizioni, piccole cilindrate, piccoli dettagli dentro un altro mondo. Questo mondo era fantastico, tanto bello che il mondo più grande che accoglieva il mondo piccolo, voleva diventare come lui. Prenderne addirittura il posto. Un giorno si videro. Il mondo piccolo aveva già intuito il progetto del mondo grande. Cazzo, la vedi sul volto di un tizio. Cosa? L'invidia. Il mondo grande si avvicinò al mondo piccolo e chiese qual è il segreto per diventare un bel mondo. Il mondo piccolo non proferì parola. Muto, se ne andò. Il mondo grande si sentì piccolo per un momento. Quel momento, rese ancora più piccolo il mondo piccolo. Il mondo grande rivide tempo dopo il mondo piccolo, si avvicinò di nuovo al mondo piccolo e chiese come si facesse ad essere così felici. Il mondo piccolo, voleva dare una risposta al mondo grande, ma non conosceva il motivo. Era piccolo, innocente, ingenuo. Il mondo grande si suicidò poco dopo, portò con sè il mondo piccolo nel paradiso dei mondi. Non aveva delle risposte, anche se le aveva. Come un mondo in un altro mondo. Come come la natura delle cose dentro Lucrezio.
venerdì 24 settembre 2010
I pifferai magici.
situazione scabrosa quanto poco tedesca, tappi per le orecchie e tappi per tappi per le orecchie non affievolivano l'impatto uditivo. Dopo decenni sinfonici, la stanca popolazione di non musicisti decise di porre fine al problema, ingaggiando un topo, offrendongli ovviamente un lauto compenso in compenso. Il topo portò i pifferai in riva al fiume e questi come da aspettative nuotarono fino al porto di Southampton dove aprirono un'industria tessile per quella sorta di bretelle tensorie per le salopette. Il ratto tornò nella cittadina per il denaro, ma la popolazione pensò bene di non pagare il roditore anche se avesse scacciato i disturbatori. Il roditore pensò bene di comprarsi una salopette e successivamente di vendicarsi per il torto subito. Ingaggiò JeanPaul Sartre, appena uscito dal partito comunista francese, per rapire tutte le donne sabine del paese. In bassa Sassonia non succedono queste cose, infatti l'adoro. In alta sassonia invece, Sartre portò tutte le donne dal topo. Il ratto prese le donne e le decapitò, uccise anche il fratello e fondò una città, ma questa è un'altra storia. Nel giro di qualche generazione la popolazione in accordo con qualsiasi fitness proliferativo azzerato dalle azioni roditoriali, scomparve dalla faccia della bassa Sassonia. Il topo reiscrisse Sartre al partito comunista francese a sua insaputa, cioè all'insaputa di Sartre. Ma Sartre lo venne a sapere e ne uscì reattivamente.
mercoledì 21 luglio 2010
Satana e la lampada magica.
lunedì 21 giugno 2010
Cappuccetto Grosso.
della pentecoste decise di mandare i figli dalla nonna lupa per spartire i soldi della partita di cocaina venduta. C'è crisi, anche per la fauna del Marchesato e chi è che non arrotonda con la polvere? La lupa diede un pacco di soldi ai cuccioli, qualche grammo di bamba per il viaggio coadiuvato da un sano avvertimento:"attenti alla bambina che si addentra nel bosco! ". I due bambini ci sapevano fare con il bicarbonato, infatti la lupa non ci pensava due volte a liberarsene, stava crescendo due lupi nella tana del lupo. Insomma questi due bambini, dopo un tiro si addentrarono nel bosco. Cappuccetto, era un enorme bestia con la testa di una bambina, il corpo di una bambina, un braccio di una bambina, l'altro braccio di una bambina, il bacino di una bambina, l'apparato endocrino di una bertuccia modificata geneticamente per ingerire quantità industriali di goleador alla liquirizia senza necessariamente andare incontro alla chetoacidosi diabetica e gli arti inferiori di una bambina. Questo mostro degenere quando finiva le scorte di goleador, si nutriva di bambini fatti di coca. Comunque i bambini alla fine riescono a portare i soldi alla nonna e vissero tutti felici e contenti. Il mostro comprò tutte le serie di Xena la principessa guerriera e si trovò su ebay un apparato endocrino di bambina. La morale della favola qual è? Che il lupo perde il pelo ma non il vizio di tirare coca.venerdì 11 giugno 2010
Istruzioni per la caldaia e per citare Manzoni.
Dio dopo aver finito di programmare la visuale 3D di Football Manager 2014, decise di farsi una passeggiata per il paradiso. Devo ammettere che l'attenuazione della biosintesi del Triptofano mi ha confermato la presenza di qualche figura superiore, perchè non posso fidarmi delle teorie di un
dannato inglese arenato su un isolotto a largo delle coste del Perù, sinceramente un dannato lemure autodeterminatosi non può farsi un profilo su Twitter, quindi mi affido ad uno zio che ha un attico su in centro da cui gestisce infiniti terabyte di galassia. Che poi le mie sono rassicurazioni. Dei confini netti su cui sdraiarsi, c'è chi vuole un oceano, chi si accontenta del Mar Caspio. Che Caspio. Dio, che non è veramente mio zio, era stranamente vispo in quei giorni, dopo qualche passo nel suo paradiso notò un ragazzotto con una corda appesa ad una nuvola. L'onnipotente incuriosito, si avvicinò al giovine e quasi preoccupato chiese cosa stesse combinando. Il ragazzo fece finta di non vederlo e terminò il cappio pendente dalla nuvola. Dio incominciò a girargli intorno e fece vedere chiaramente lo splancnocranio, ma il ragazzo non ne voleva saperne di interloquire con l'onnipresente, allora il Signore tuonò:"Dove hai preso quella corda? Che hai intenzione di fare?". Il ragazzo si sistemò la corda intorno al capo e rispose:"Voglio andare in paradiso". Il ragazzo morì, Dio poi disse in giro che era scappato in Olanda con Egidio. Sconfortato, Dio prese una calibro 9 e si sparò in bocca. Pietro gli aprì il portone poco dopo.
sabato 24 aprile 2010
Pigmalione
Satana dopo aver rotto con Milton decise di redimersi. Prese coda e bagagli e mosse verso le porte del paradiso, con l'aiuto di Google Earth. San Pietro stava contando di voti della gazzetta con San Tommaso, quando vide proprio il demonio avvicinarsi e disse:"Satana, dove credi di andare?". Satana si inginocchiò e chiese in lacrime di poter entrare in paradiso. San Pietro guardò San Tommaso e rispose:"Scommetto di poter far diventare il demonio, un'anima raffinata e pia." San Tommaso scoppiò a ridere e tuonò:"Giovanni 20:25". A quel punto San Pietro mosso da pietà e voglia di salvare un'anima decise di provarci e di tentare di far passare il Diavolo per uno spirito buono. Massimi esperti in comportamento e costume, Sant'Ignazio e/o il cardinale Bellarmino tentarono disperatamente di far vincere la scommessa al Pietro per antonomasia, dopo mille difficoltà e sacrifici il Diavolo fu tramutato in una brava persona. San Pietro lo prese e lo portò davanti a Dio. Satana chiese se potesse entrare nei regno dei cieli e Dio accolse in un primo momento la sua supplica. Satana visse in paradiso per molte unità temporali non contemplate dal Sistema Internazionale, fra preghiere, feste e chinotto a fiumi, annegando nella misericordia. Però, un giorno Dio si avvicinò a Satana e disse:"Mi sembri proprio un bel figuro" Il Diavolo lo ringraziò per il gentile commento, ma fu subito incalzato dall'onnipotente, che continuò:"Forse per una persona così, ho un compito più faticoso da far intraprendere. Ho bisogno di qualcuno che accolga nella propria casa, la peggior specie di anime, criminali, stupratori, ladri. Che non metta giudizio su che razza di gente entra nella propria dimora ma che sappia comunque accettarla per quella che è. Una persona di cuore, che viva nell'ombra, circondata da truffatori e falsari, sottoterra, fra sudore e lava bollente. Saresti capace di adempiere ad un compito che nemmeno Dio ha il coraggio di farsi carico?" San pietro mise la mano destra sulla fronte, poi prese con la sinistra 10 euro e li diede a San Tommaso. Satana crollò in terra e si mise a piangere. Dio, lo guardò sconvolto e concluse:"Bastava dire no senza fare 'ste scenate, cercheremo qualcun'altro, Dannazione. Pietro, ma che hai fatto a fantacalcio?"
domenica 14 marzo 2010
Concilio Vaticano III in HD.
No, mi vergogno. E quando mia nonna mi insegnava a fare il segno della croce con la mano giusta e quando mi mettevo il naso sotto la maglietta perchè non ne potevo più di tutto quell'odore acceso di incenso e quell'umidità sacra e quell'atmosfera di penitenza scomparsa anche a scuola. Mi piaceva la repressione, ti insegnavano il senso del pudore, che a distanza di anni mi sembrava fosse innato. E incomincia una nuova storiaccia: in una chiesetta vicino Tufolo, vi era un parroco cattolico, non vi so dire che necessità avesse Crotone di possedere un altro sacerdote, ma c'era e non aggiungo altro. Il piccolo Timmy frequentava il catechismo della parrocchia insieme ad altri 6 bambini. Il Parroco James, adorava Timmy, era il suo discente preferito, un contenitore di nozioni sacre. Intelligente, sincero e anche ingenuo. Ah, che bella amicizia era nata nel vecchia e cara Italia. Quel Marchesato austero, sacro e arido. Il piccolo innocente Timmy aveva sempre qualche commento e/o tagliente spunto sulle sacre scritture che nostro signore ci ha donato e il parroco James non perdeva un secondo per lusingare, ma anche esaltare l'arguzia, la sincerità e l'intelligenza del piccolo, grande Timmy. Qualcuno vedeva del male in questa piccola quanto profilica amicizia. Sì, perchè è così che vanno le cose, quel range temporale che li ha sempre divisi ossessivamente consuma i dibattimenti didattici, quella chiarezza intellettuale nata da due opposti. Non c'era spazio nella seriosa Calabria per un ribelle come il signor James e il piccolo Timmy. Così finì questa piccola storia. Il parroco James irruppè nella sagrestia, la suora di turno tacque e il Parroco nervoso e inumidito dal sudore esordì con:"Suor Melody, ho bisogno di confidare dure parole al piccolo Timmy, ma non in questa sede." Suor Melody si prese il dito e lo indicò verso Timmy poi rispose al Parroco:"Spero che sia davvero importante" Il parroco James, prese il piccolo per il braccio e subito mosse verso un angolo dell'edificio più silenzioso, ma comunque appartato. Timmy era turbato, non credeva ai suoi occhi nella sua piccola mente ancora illibata scorrevano queste profetiche parole: "le voci. Ah, le voci avevano ragione, mai negare quei pensieri innocenti della propria gente". Il parroco James vide il piccolo Timmy nervoso e lo scosse, poi con un sorriso disse:"Oi Timmy, va dicci ara mamma ca vegn a manciar tard."
sabato 27 febbraio 2010
Cesare Lombroso.

giovedì 10 dicembre 2009
Zenone di Cizio

sabato 14 novembre 2009
La Prima Donna
L'unica anomalia che la società capitalistica tollera ancora è la donnaNon so come incominciare, non so se condividere la voce di Pasolini, perchè le donne mi fanno paura. Ecco che si avvicinano, ecco che abbracciano un ideale, ecco che apprezzano. Tina apprezza ancora, non facile da ammazzare, fa parte di quella gente che mi fa paura, ma non parlo di donne. Un'adolescente che prima di andare a casa deve camminare per un viale alberato ma al posto degli
arbusti trova dei coetanei impiccati. Li guarda in faccia uno per uno. Non piange, non ha paura. Gli uomini hanno paura, le donne come lei no. C'è chi ha paura della paura stessa (cit), ma io ho paura delle parole di un massone. E' troppo semplice piangere davanti alla morte, Tina ha visto compagni uccisi, amiche torturate. Faceva la staffetta. Sono passati anni e anni, ha insegnato, da una donna, madre te lo aspetti. Ha allevato italiani, ma quello che colpisce di una madre non è quando partorisce ma quando ammonisce, spesso apprezzi quando percuote la coscienza della prole. E arrivo alla parte della storia che mi piace. Tina Anselmi ha combattuto Licio Gelli. La prima donna ministro, sconvolgente. Certi figli cattivi andavano messi in mano ad una madre. Forse degli errori sono stati fatti, forse non pochi errori sono stati fatti. Ma mi metto nei panni di una puttana come l'italia. Prima veniamo violentati, però dopo pagati. Allora funziona così, mettiamo fine alla guerra e poi boom economico. Fa sorridere, come se Planck andasse a cena un bracciante lucano, non volevamo un sistema, ma una volta che arriva Planck non gli diamo una sedia? Divago. Tina, ha cacciato a colazione i fascisti, ha accolto i massoni americani a pranzo come risposta, si è accorta che non avevamo invitato nessuno, ma la tavolata era troppo corta per rifiutare. La cena è pronta, tutto preparato ma i ragazzi sono in punizione e gli adulti mangiano i camera. Il Progetto è a posto. Siamo Democratici e purtroppo siamo Rinati, vallo a dire ad una madre. Volevo finire con qualche frase ad effetto sulla paura, ma Roosvelt stona con Tina. L'america sempre la solita storia. C'è sempre chi ha un muro da dipingere, a chi basta uno spazio piccolo, a chi serve qualcosa di enorme e poi c'è l'america che ha carta da parati per tutti. Ma io non ce l'ho con Tina,una donna sola che ha tenuto testa a così tanti uomini, di questi tempi fa tenerezza. Una donna con le palle di questi tempi fa sorridere.
martedì 29 settembre 2009
L'anatra di Langerhans
questo atto ma adesso non posso svelarvelo. Comprò un automobile abbastanza piccola e abbastanza fruibile per un'anatra e incominciò a girare da sola per il mondo a caccia di isole. Ci mise più di 4 mesi ma riuscì a riempire tutta il suo bilocale di pancreas e di venderne anche qualcuno su Ebay. Molti dei miei lettori (1) si chiederanno cosa spinga un'anatra a dedicare la propria vita alla chirurgia dell'addome, molti altri lettori (nessuno) si chiederanno come faccia un'anatra a tenere in mano un bisturi, la minor parte pensa ancora al motivo primo anitrale! Beh, se lo dicessi il racconto terminerebbe troppo presto, per questo motivo devo continuare a scrivere cose senza senso e allungare il periodo, potrei parlare di Langerhans ma alla fine trovo più simpatico parlare di altri vertebrati. Un'anatra per quanto pennuta sia, è animale buono. Un'anatra in un mondo così cattivo, pensa alla felicità. Un'anatra, in un mondo così cattivo, ha capito che in fondo per cambiare il genere umano basta controllare la sua glicemia, perchè ci sarà più di pancreas in solitudine, ma la gente finalmente vivrà nella dolcezza. Nella propria dolcezza.
domenica 16 agosto 2009
Il Cappellaio Matto.
E allora seguendo il consiglio di Lewis vi dico subito come va a finire questa storia. Al protagonista viene tagliata la testa. L'attesa è stata creata dopo, anche un pizzico di pressione sul lettore è stata inventata più
tardi, lo stesso colpo di scena per far riprendere i più annoiati è arrivato dopo, come del resto il socialismo o il comunismo. Bene, ora passiamo al verdetto. Babeuf, Gracco Babeuf è stato forse il primo matto di tutti i tempi, c'era gente d'anni dopo l'avvento del mio protagonista che non si faceva aiutare neanche durante l'incoronazione [vedi Napoleone], lui invece, già dalla più tenera età si cingeva da solo il capo con enormi cappelli, cappelli mastodontici. Ma molti si chiedono, perchè un tizio con un bel cappello doveva essere decapitato? Beh, semplice Gracco Babeuf era un protocomunista. Lui, in realtà non sapeva neanche cosa significasse comunismo, visto che l'aveva inventato inconsciamente. Non era lungimirante, non era un veggente o un ribelle da quattro soldi, era solo completamente matto. Credeva che la proprieta privata fosse una piaga e che tutti dovessero vivere con gli stessi diritti e doveri, insomma da come avete più che ben capito un folle con i contro fiocchi. Istituì un gruppo di folli a cui diede il nome di eguali, vista l'esigue fantasia incominciò a chiedere in giro un bel soprannome, arrivò anche a farsi chiamare "Tissot".«Ma io non voglio andare fra i matti», osservò Alice.
«Be', non hai altra scelta», disse il Gatto «Qui siamo tutti matti. Io sono matto. Tu sei matta.»
«Come lo sai che sono matta?» disse Alice.
«Per forza,» disse il Gatto: «altrimenti non saresti venuta qui.»
Non si parla del cappellaio matto nei libri di storia, è finito in un libro di fantasia di uno scrittore accusato di pedofilia. Sono tutti dannatamente attaccati al Bianconiglio, al tizio che corre più veloce degli altri, come nell'atletica, dove nessuno si sofferma sull'eleganza della marcia, esistono solo i cento metri piani. E in fin dei conti meglio seguire Napoleone che è più eguale degli altri.
domenica 9 agosto 2009
Il Cocciuto
donne, cibo, elefanti o automobili alla moda, aveva una sola passione: dichiarare guerra a Roma. Guardava oltre il mare del Ponto e pensava all'arrivo a Roma nelle spire della gloria, sognava di dormire con il tevere, pensava di parlare con Enea o addirittura di essere immune ai veleni di questo mondo più che fisico. Non c'era momento propizio per non dichiarare una non-guerra a Roma. Ogni istante era buono per attaccare una milizia imbattibile. Non c'era minuto che Mitridate non pensasse di usare per combattere Roma. E dopo la prima, la seconda e anche la terza cocente perdita, non mancava di riprovarci, di ritentare. Ci sono solo fallimenti migliori. Ci sono gioie, ma non servono per diventare perfetti. Ci sono guerre, ci sono sconfitte e Mitridate pensava solo a quelle. All'elmo scalfito, alla cicatrice, i segni indelebili della perfezione, dell'infinito. Mitridate è un modello da seguire, è la sconfitta fatta uomo. Mitridate aveva inteso che battendo Roma lui sarebbe finito, non in quanto uomo, ma in quanto figura. Il Mitridate-sostanza doveva perdere per esistere. Arrivato a Roma si sarebbe fermato è questo non sarebbe stato corretto verso il Mitridare-forma. Mitridate si rese conto che le vittorie non esistono, le certezze non superano i Dardanelli. Le sconfitte sono la vera sorgente, dove abbeverarsi. Si dice che Pompeo l'abbia trovato morto, pugnalato mentre i membri della sua famiglia erano rimasti avvelenati. Che fine ha fatto Mitridate? E' all'inferno. Ma è felice di poter dichiarare guerra al Paradiso.
domenica 2 agosto 2009
L'arcidiavolo.
e si fiondò sulla sua nuova macchina. Aprì la portiera ma vide subito che mancavano tutti i sedili, si voltò verso il furbo venditore e chiese:"Ma i sedili?". Il venditore rispose:"Io vendo macchine mica accessori". Il diavolo incominciò a sorridere e riprese:"Ma io sono il Diavolo". Il venditore:"E io sono Dio!". Allora l'arcidiavolo fece un passo indietro, si svestì e mostrò zoccoli, occhiaie, gomito da tennista e tutto quelli che si addice ad un buon angelo antico. Il venditore si appoggiò al suo veicolo e riprese:"Senta, ci sono shintoisti e testimoni di geova che hanno fatto molto meno per una Marea Station Wagon, non credo a questi travestimenti. Mo', secondo il suo modesto parere, Satana viene a comprare da me un ritmo cabrio?" Satana risponde sconsolato:"C'è crisi".
venerdì 24 luglio 2009
Il Controdolore di un Palazzinaro.
Stupefacente. Non rimanere fermi al moto empedocleo dell'amore che rimuove l'odio, del riso che ruba il posto al dolore, Palazzeschi dice che non c'è cosa più vigliacca che andare incontro al pericolo. Effettivamente non c'è cosa più superficiale che abbandonare un binomio e abbracciare un monomero. Coraggioso è sorseggiare del thè con il dubbio. E il controdolore? Non è il piacere, non c'entra D'annunzio, ma non ci soffermiamo sul superficiale nondolore. E' una presa di posizione, non un bieco atto imposto. Palazzeschi mi sta cambiando. In peggio, ma non in un nonmeglio. In un contromeglio. Mero Futurismo? No, non c'entra. Belle iniziative, ma scarsi risultati. Mi definisco Palazzesco o al massimo palazzinaro.Sganasciata sia la mobilia della vostra casa; sedie, letti, tavolini che cadono, che si rovesciano, che s'infrangono. Quando le vostre scarpe sono nuove pensatele e vedetele vecchie e rotte, per carità non cercate di vederle in buono stato quando saranno sfasciate: voi sarete perduti. Sganasciate, sdrucite mentalmente il mobilio della vostra casa, rompete mentalmente le vostre scarpe, i vostri abiti. Prevedete fra i vostri figli un gobbo, o sappiate vedere uno storpio nel vostro figlio più sano, una vecchia bagascia rauca in una giovinetta dalla voce d'usignolo. Approfondite, approfondite sempre; fissate la vecchiaia.
E aggiungo una citazione che mi sta fottendo il cervello:"Scortecciate,Scortecciate e scoverete la felicità". Palazzeschi esalta il riso come ragione e fine unico di una vita veloce e sola, di una sola vita e veloce. Io ho paura di parlare di questi argomenti per adesso provo a scortecciare nel mio essere Controarbusto e non nonarbusto.