giovedì 14 maggio 2009

C'è posta per te.

"Ti darò una piccola regola per valutare i tuoi progressi e per renderti conto di avere ormai raggiunto la perfezione: possiederai il tuo bene quando capirai che gli uomini considerati felici sono in realtà i più infelici. Stammi bene ." Seneca. (Fine delle Lettere Morali a Lucilio)


Mi narrerò la storia di Lucilio, il leggendario destinatario delle epistole morali dell'iberico Seneca.
Lucilio non era ricco, tentava la carriera politica e scriveva anche qualche poesia però senza alcun tipo di successo, visto che era annoiato e pieno di lettere, seguiva il precetti di Seneca alla bene e meglio. Aveva una casa in campagna ed un carretto con cui portava il grano al mercato. Ora, essendo un povero uomo e volendo seguire gli insegnamenti del vecchiaccio spagnolo
: Ducunt volentem fata, nolentem trahunt «Il destino guida chi lo accetta, e trascina chi è riluttante», Lucilio prese il suo cane e lo mise accanto all'unico cavallo che trainava il carretto e passava il tempo a fissarlo mentre seguiva il tragitto verso il mercato. Il guaio era che l'esperimento era fatto male perchè il cane essendo di fronte al carretto non poteva che seguire necessariamente la marcia del carro, non volendo rischiare di lasciarci la pelle sotto una ruota. Lucilio ingenuo però, rimaneva meravigliato da come la realtà riflettesse le parole del suo maestro. Lucilio era inoltre un cultore dell'apatia. Certi giorni sedeva su una sedia e impassibile osservava il nulla, anzi visto che osservare implica un'azione, Lucilio nullificava il niente. Putroppo la storia di Lucilio è davvero breve, infatti la ragazza, lasciò il nostro eroe, ormai stanca di un ragazzo troppo noioso e di un vecchio iberico probabilmente solo e in cerca di affetto che le aveva intasato la posta con una raccolta di 124 lettere divise in 20 libri di differente estensione (fino alle dimensioni di un trattato). Lucilio, solo e disperato poco tempo dopo, si suicidò. Seneca ne fu felicemente colpito.

mercoledì 6 maggio 2009

Emmanuel Goldstein

Oggi parlerò di Andrè Maginot. Immagino che tutti sappiano chi è Maginot e di come sia bravo a tirar linee, ma in pochi sanno dell'amore di Maginot. Non era un progettista, non era un carpentiere, non era cazzo di fare soldato(per poco non si faceva ammazzare) e non amava certo i crucchi, però a venti anni vantava già una laurea in giurisprudenza. Voglio ricordarlo come un erudito transalpino! Maginot fondò una sorta di società petrolifera pubblica, uno straordinario atto di coraggio e di estrema apertura mentale. Un colpo duro al controllo globale. Al controllo del sangue della terra, l'oro nero. Perchè non abbiamo bisogno di trasfusioni, siamo veri e propri vampiri diurni, controllati da pochi transilvanici. Bene, parliamo di potere. Ho una gallina, prendo altre galline e un bel gallo e mi faccio un pollaio, onesto e oltremodo costruttivo da parte mia. Mi faccio un giro dell'isolato e c'è chi ha talmente tante galline da volere solo un uovo. Perdo le uova ma mi faccio altre galline. Tante Galline. Un gallinificio. Ora, un vicino ha un altro pollaio e vende le uova affianco casa mia. Che faccio? Mi compro le galline?Avveleno le galline? Rubo le galline? No, le galline sono sacre! Mi faccio amico con l'altro gallinista e poi lo accoltello lentamente e mi prendo da buon compagno le sue galline. E gli dedico il nome del pollaio. Il tempo passa e io divento l'unico gallinista del paese. Intanto qualche pezzo di merda scopre che con le uova si fanno delle galline. Mi preoccupo? No. Vendo galline a qualcuno per sputtanare le sue teorie oppure ammazzo l'inventore di metodi nuovi e dico in giro che le galline vengono da un altro pianeta. Fra parentesi non cambio l'informazione ma do una formazione diversa alle genti. Dopo un pò di tempo mi accorgo che le genti che rifornisco continuamente di uova, sono stanche e imbottite di colesterolo. Che faccio? Odieranno le mie galline. Pubblicità? Sconti? Galline gratis? Nono, niente di tutto questo, il sistema consumistico non si rifocilla certo di altro consumismo. Ci vuole una sana guerra. Va bene, Come far partire una guerra, meglio se psicologica(così non ammazzo clienti)?Dico in giro che qualcuno uccide delle innocenti galline. Sgomento. Indignazione. Tutti proteggeranno le proprie uova dal male. Tutti difenderanno le mie uova con le mie protezioni dal male. Cosa ho adesso?Il potere. Il potere di ridere di chi è omologato al sistema gallinaceo, di chi combatte contro di me con le stesse mie galline e ho anche il potere di ridere di me che volevo vincere il sistema per avere quanto mi bastava per vivere e ora sto covando altra merda. Ho anche troppo potere. Mi rendo conto che in realtà l'uomo di potere non vive bene. E' come un pagliaccio su un monociclo che incomincia a saltellare su quel dannato monociclio in un campo disseminato con mine antipagliaccio. Non solo deve stare in equilibrio, ma rischia anche di perderci la faccia. Perchè ho smesso di parlare di Andrè Maginot? Perchè parlo di galline? Beh, questa vi piacerà. Il vero trucco per sopravvivere è non perderci le penne, altrimenti si finisce in un calamaio.

nota:(Andrè Maginot è morto avvelenato. E' stato ucciso. Ed è passato alla storia per la linea, qualcosa di straordinario ma oltremodo inefficace.. e non per quella piccola grande lotta contro il potere petrolifero. Ti dirò una cosa bella e una brutta. Tu non sei una gallina, ma vali meno di un uovo, ti insulteranno per il resto della tua vita e purtroppo infieriranno anche sulla tua lapide. Non puoi cambiare il mondo, nè il sistema. Puoi solo diventare un pagliaccio e solo allora levarti il naso rosso.)

martedì 5 maggio 2009

La Forca.


Ci sono due fratelli, i gemelli Strand. Uno Lag da Lagging e l'altro Lead da Leading. Lag e Lead. Ripeto gemelli. Questi gemelli sono nati a Candido Godoi. Ripeto gemelli. Lag e Lead oppure Lead e Lag sono nati lo stesso giorno proprio perchè sono gemelli. Sono uguali, stessa grandezza della testa, stessa grossezza del torace, stessi capelli, stessi occhi insomma "I" stessi. Forse qualcuno guardando su google o cercando accuratamente nel proprio bagaglio mnemonico ha trovato la città Candido Godoi e si è incuriosito, ma non volevo parlare di quel fatto e non voglio premiare assolutamente la cultura di chi si ricorda dell'aborto di Weimar. Io voglio parlare di Lag e Lead. I simpatici Lead e Lag. Lead è un tipo colto, precoce, che fa tutto con estrema facilità perchè è davvero sveglio ma anche fortunato, l'alter Lag, dicono sia ritardato, ma è in realtà è molto riflessivo e oltremodo grintoso, lento ma forte e ottimista. Uno come Lag non molla facilmente. Lead e Lag corrono, ma a livello agonistico, sono due corridori professionisti. Lead spacca il mondo sui 100 m, ha uno scatto bruciante e ha anche una discreta tenuta in allungo, Lag è invece impreciso all'inizio, non si dà la giusta spinta o cade spesso in falsa partenza però recuperà presto e prende velocità in un baleno. Un baleno policromatico bellissimo, una sliding clamp, un vortice di polimeri fermi in un'indissolubile unione al moto incessante della vita. Spesso si dovrebbe fotografare questo baleno e non il traguardo. Dopo la corsa, dopo il sudore di Lag e la fierezza di Lead arriva la terminazione. La terminazione della corsa. I due arrivano entrambi nello stesso istante, non serve il fotofinish visto che è solo un allenamento e nello stadio non ci sono che loro due. Lag stremato guarda Lead negli occhi e gli dice:"Bella gara!". Lead mentre si mette una felpa risponde:"Eravamo Gemelli". Lag allora chiede:"E ora?". E ora:"Siamo fratelli."

nota: http://he.wikipedia.org/wiki/%D7%9E%D7%96%D7%9C%D7%92_%D7%94%D7%94%D7%9B%D7%A4%D7%9C%D7%94

sabato 18 aprile 2009

Libertà.

Ovviamente essere liberi in questo sistema è impossibile. Il consumismo è un sistema davvero curioso. Mi chiedo perchè bisogna andare a comprare il latte a 200 metri da casa con un 6000 cc benzina? Mi rispondo che la televisione ha sicuramente delle certezze da darmi in merito. Bakunin aveva intuito che Napoli fosse la risposta a tutti i problemi malsani del mondo, Campanella da buon calabrese aveva capito che la sila fosse un posto fantastico per abbattere le mura del sistema, Dio ha deciso che il posto più adeguato fosse l'abruzzo. In queste ore reporter meravigliati e politici preoccupati assistono alla sconfitta del consumismo. Credevo leggendo le sacre scritture che per attuare una vera e propria rivoluzione socialistica, non sociale, servisse un bel leader carismatico (look at Abe, Moses or Noah) stalvolta Dio ha interpretato il ruolo del protagonista. Un golpe alla Steven Segal. E tutti si chiedono "Come fanno queste persone a non guardare il serale di amici? Chi darà loro le copie di Al Volante o In sella? Chi porterà loro delle pizze surgelate "Pizza Ristorante"?"
E' solo la meraviglia che mi ha avvolto nel guardare delle persone libere. Libere di leggere, condividere e sognare insieme qualcosa di sincero e tangibile. Credevo che le tette, i soldi facili e la droghe avessero fottuto la testa del mondo. Non credevo esistessero certe entità, credevo che il sistema potesse prevedere anche questo, invece comincio a rendermi conto che Orwell ha sbagliato, che ci sono grossissime falle nel progetto e che Winston Smith è vivo.

mercoledì 8 aprile 2009

Laocoonte. L'abruzzese.


« Questa è macchina contro le nostre mura innalzata, e spierà le case, e sulla città graverà: un inganno v'è certo. Non vi fidate, Troiani. Sia ciò che vuole, temo i Dànai, e piú quand'offrono doni. »


E Laocoonte con un megafono si mette a correre per le mura di L'aquila, urlando ai propri compagni che una sventura avrebbe avvolto la sua gente. Non lo so se è il fato che lo vuole, oppure delle Parche ingegneristiche che hanno il fervente bisogno di spalmare del cemento caldo su tutto il gran sasso e far del massiccio un omogenea piana di lugubri edifici per "persone" che ormai hanno lasciato questa terra maledetta nel modo più raccapricciante possibile, sinceramente non lo so. E degli occhi dei loro bambini rimarrà solo una riga nelle future edizioni dei sussidiari, perchè il nostro destino è questo. Essere parte di una storia di mezzo, di non senso, di sosta in un progresso frettoloso in cui l'attesa non vale più nulla e la riflessione è la virtù dei "morti". Perchè la protezione civile? I serpenti marini che chiamerò amichevolmente Guido e Studio Aperto non hanno certo preso il libertino Laocoonte ma i suoi figli. Perchè far parte del CNR non basta. Relazioni e studi talmente innovativi da essere sorprendenti vennero stritolati nella morsa dei due mostri e un padre amorevole non può non aiutare la sua prole in difficoltà. I Serpenti portarono via Laocoonte e i suoi figli lontano dal fato. Per lasciar spazio ai Danai. E non pensate che i Danai impersonino il terremoto, i Danai sono speculatori edilizi abbracciati a politicanti e giornalisti in preda ad una masturbazione mistica.

Fanculo a voi indifferenti non di Moravia. E pace ai vinti non di Verga.

(un grazie particolare a Valerio Vetere lui sa perchè.)

martedì 7 aprile 2009

Lambda


Prime Note:
Lisogenia
. Una volta che il fago fa il suo ingresso nell'ospite, il suo genoma può integrarsi all'interno del genoma dell'ospite stesso. In questo caso, λ è chiamato profago, e risiede all'interno dell'ospite apparentemente senza arrecare danno.

Ciclo Litico. Il DNA di λ che viene espresso in questa fase genera stress alla cellula. La cellula si trova con una netta carenza di energia disponibile, tossine ed altri fattori che danneggiano la cellula fino a produrle una chiara sofferenza. In questa fase il metabolismo cellulare è fortemente alterato. Il profago si riattiva, il suo DNA viene exciso dal genoma ospite. λ riattivato inizia a produrre grandi quantità di mRNA a partire dal proprio DNA, al fine di costituire un elevato numero di unità fagiche. La membrana dell'ospite viene distrutta ed i fagi prodotti sono riversati all'esterno.



Difficile mettermi nei panni di λ. Il piccolo λ. E' la sua natura quella di illudere l'ospite di poter vivere insieme a lui in un futuro ricco di gioie per entrambi. E' la sua natura quella di pugnalare alle spalle l'ospite. Non è colpa di λ. E' la sua natura. E non ci sarà redenzione per λ, continuerà ad uccidere obbligato dalla sua natura, spesso mi chiedo perchè Berlusconi non possa fermarsi per tornare a casa sua con i suoi nipoti e godersi la vecchiaia. E' la sua natura. λ continuerà ad infondere pace per poi usare e sopprimere il suo stesso compagno come se fosse il nemico. λ non piange costruisce nuovi λ, non ha lacrime da spendere deve pensare a sopravvivere in questo mondo competitivo, non ha sentimenti perchè dopotutto è solo un microrganismo. λ ha provato dell'emozioni ma si è reso conto che il vedere la sofferenza negli occhi del prossimo non valgono tutto l'amore di una madre. λ è un uomo mancato per questo è perennemente incazzato.

venerdì 3 aprile 2009

Sciampalè


E mio fratello a quest'ora è nel pullman della CGIL alla volta di Roma, non sa neanche che significa l'acronimo, ho detto tutto, però un viaggio è un viaggio. Non ci sta nel sedile con le quelle gambe troppo lunghe per l'idea di spazio di un progettista dell' IVECO, sicuramente in questo momento augura un ictus fulminante alla vecchia compagna militante davanti che tenta di stendere lo schienale e al piccolo ragazzo con la maglietta del Che che si sta cacciando le scarpe proletarie, con le calze al vento atavico che di sinistra ha poco, ma di sinistro assaia! Ora sta tentando di poggiare la testa al vetro, ma le vibrazioni e la temperatura lo tengono sveglio sarà una notte lunga per il mio povero protagonista, ma viaggiare è bello. Il Pullman è rosso, ma è solo il caso, però non uno solo. Marcello in questo momento sta tentando di stendere le gambe, pregando che il viaggio finisca presto. Perchè il viaggio è bello quando dura poco. Marcello scende nella luce delle sei di fronte ad un liceo deserto, sulle finestre ci sono molteplici disegni colorati, simbolici e altri segni di una pubertà distorta. Marcello alle sei e dieci immagina di essere fra i banchi. La Professoressa Cuba insegna la lezione, ma Inghilterra ha appena fabbricato una pallina di carta da lanciare all'ignara e ingenua Spagna, affianco la Francia con la dolcezza che poche ragazze hanno, stringe la mano di USA e gli chiede placidamente di uscire insieme per prendere qualcosa al bar, in fondo c'è un tizio scuro ascolta la lezione attento e prende appunti, è talmente concentrato che sembra quasi innamorato. L'italia è assente? No, entra come al solito alla seconda ora.

venerdì 16 gennaio 2009

Candor.


Il Candore.

Marcello si sveglia. Marcello si lava ancora in pigiama. Marcello si sciacqua i denti. Marcello si guarda allo specchio per la prima volta. Marcello torna in camera. Marcello lascia il letto sfatto. Marcello si siede a tavola. Marcello mangia i suoi cereali preferiti. Marcello guarda l'ennesima replica di Forum. Marcello invidia gli occhi del Giudice Santi Licheri. Marcello invidia la sobrietà della figlia di Dalla Chiesa. Marcello non trova il telecomando. Marcello decide di continuare a guardare Forum. Marcello lascia la tazza sul tavolo. Marcello si avvicina al televisore. Marcello spegne la tv. Marcello trova il telecomando accanto il posacenere. Marcello bestemmia. Marcello si organizza. Marcello prende le chiavi della Panda. Marcello chiude la porta di casa. Marcello si accorge di aver scordato le chiavi dentro. Marcello fotte poco delle chiavi. Marcello scende le scale in fretta. Marcello saluta la vicina ottantenne con garbo. Marcello arriva nell'atrio. Marcello apre il portone del condominio. Marcello esce in strada. Marcello si guarda intorno. LA GENTE LO GUARDA. Marcello insieme ad altre venti persone si rende conto di avere addosso il pigiama. LA GENTE LO GUARDA. Marcello non li guarda più. Marcello torna nel condominio. Marcello lascia fuori il candore. Il Candore si guarda intorno. LA GENTE LO GUARDA. Il candore non li guarda più. Il Candore torna nel condominio. Il Candore cerca Marcello. Marcello non c'è più.

[n]: "Candor! Candor! Candor!" disse il saggio Torba a Zio Zlatko."Vestiti di Candor, Vivi di Candor, caro Zlatko, perchè di Torba ne hai poca! Brucia di Candor, caro Zlatko! Zlatko amore della mia vita non vendere il tuo Candor, muori con lui se puoi."

lunedì 8 dicembre 2008

матрёшка.

Titolo alternativo: f(x)

Era la sera di un novembre qualunque. Il nonno aveva fatto sedere Marcello su di una sedia mentre intanto prendeva una coperta da mettersi sulle sue fredde e vecchie membra. Il Nonno prese in mano un barattolo con su scritto "Zucchero" e chiese al piccolo che cosa vi fosse dentro. Marcello guardò in viso il Nonno e rispose con innata arroganza "Beh, Zucchero.". Il Nonno vista la risposta aprì il barattolo e disse:"In realtà qua dentro non c'è un cazzo!". Marcello sorrise e disse "Ma cosa c'entra?"e il nonno per tutta risposta:"Potrebbe entrarci qualsiasi cosa, alla fine è contenitore, è nato per contenere". Marcello contrariato chiese al Nonno cosa volesse dire, ma il Nonno non volle rispondere, si alzò in fretta, corse in cucina e si sedette su una sedia e incominciò a fissare il posacenere. Marcello preoccupato pensò che il vecchio avesse corretto l'acqua della dentiera, ma era talmente curioso che seguì il Nonno in cucina. Il Nonno prese in mano il posacenere e chiese al piccolo:"Hai mai pensato alla funzione di un posacenere?". Marcello sconvolto in viso rispose:"Funzione?Ma di che stai parlando? Che ti è preso stasera?". Il Nonno sorrise al piccolo e rispose:"Ora ho capito". Lasciò il posacenere sul tavolo e si mise a correre verso la camera da letto. Prese una piccola sveglia in mano, ma Marcello con rapidità levò dalle mani del Nonno il fragile oggetto e pretese di conoscere che cosa stava succedendo. Il Nonno non riusciva a levarsi dal viso quel ghigno fastidiosissimo. Prese la parola e disse:"Probabilmente non comprederai cosa intendo. Ma io cerchero di farti capire, perchè questo è il mio compito. Non si conosce affondo nessuno, quello che lasciamo rimane. Il tempo è il nostro nemico!". Prese di botto la sveglia e la lanciò contro lo specchio della Nonna. I due si guardarono dritti negli occhi e il Nonno tuonò:"Cosa rimane?". Il nipotino divertito rispose:"Uno specchio rotto e in futuro un'ottantenne incazzata!"


[n] Una Funzione che descrive il Noumeno di un barattolo di materiale organico farebbe venire un esaurimento nervoso anche a Schrodinger. La Funzione che descrive la funzione del posacenere farebbe venire un esaurimento nervoso al genere umano. Il tempo invece ci esaurisce. Strano. Ma possono esistere solo 3 incognite? Beh, queste sono funzioni e ogni funzione possiede in potenza anche più di una incognita. I resti di noi su un posacenere, i resti di tanti in un barattolo, i resti di tutti nel tempo. Matrioske universali. Perchè noi siamo dei detriti organici contestualizzati temporalmente. Il Nonno l'ha capito, Marcello sorride per non pensarci, la Nonna lo scoprirà.

mercoledì 3 dicembre 2008

Domande e Pretese.

Marcello nel periodo di natale soleva visitare il centrocommerciale cittadino per andare a chiedere al Babbo Natale di turno i regali di turno. Il centro era addobbato con il solito Rosso bibita, il Babbo Natale finto si grattava la pancia gonfia con la mano sinistra e si aggiustava con la destra la barba che ogni tanto crollava rovinosamente dal mento glabro. Marcello si rifiutava anche di stare fra quelle braccia sporche. Chi si era seduto su quelle maledetta membra?E il puzzo atavico di alcol misto a sudore si sentiva a dieci metri di distanza, ma alla fine Marcello si rendeva conto che un goccio non aveva fatto male a nessuno anzi, ad uno che girava con quattro renne del cazzo poteva fare solo comodo. Babbo natale con un gesto poco atletico tentò di afferrare il mio povero personaggio, ma il piccolo anticipò la mossa del Babbo con una domanda diretta:"Chi è che comanda qua dentro?". Il Babbo non esitò a invitare un intermediario nella conversazione. Era un uomo di bassa statura portatore consapevole della voce dell'alcolista. Con voce grossa rispose:"In questa bettola nulla si dimanda, ma tutto si pretende! Giovine, il tipo rosso ha Trenini, Dolci, Supereroi ma ha finito le "Risposte"...". Il piccolo incuriosito interruppe il piccolo mediatore e spiegò:"Dio lavora ben sei giorni a settimana, il tizio qua invece lavora una volta all'anno. Non sono mica Sosigene però cazzo, Dio in chiesa è sempre fuori per lavoro e il prete non vuole farmi fare una telefonata, il Babbo non fa una mazza dalla mattina alla sera, voglio sapere chi comanda qui!". Il Babbo si stampò in faccia un ghigno che pochi Babbi hanno, il piccolo intermediario guardò il viso del tizio rosso e con sfacciata sicurezza disse a Marcello:"Ottima Pretesa. Puoi andare a ritirarla in garage."


Note:[n] Le Religioni crescono mentre i portavoce si rimpicciolisco e per quanto si notino crepe in teorie e ideali, la nostra sfacciata voglia si ferma davanti alle nostre stesse futili richieste. Il tempo come i calendari continuano a dettare leggi millenarie. Per mille religioni che nascono restano una data segnata in rosso sul calendario e una pretesa da ritirare.

(per elisa)

venerdì 22 agosto 2008

Mare nostrum.

In una tarda mattinata estiva Marcello era intento a salire le scale per indossare in cameretta i suoi indumenti da spiaggia. Ad un tratto vide dalla finestra una sua coetanea sulla strada che saltellava fra le pozzanghere. Era Inanna Kur, non era del paese, ma soleva arrivare lì con la famiglia dal Nord. [1]In realtà veniva da Est ma al paese qualsiasi cosa venisse da fuori, era nordica.
Marcello colpito dal fascino della ragazza, mise male il piede sullo scalino e ruzzolò giù. Si sbucciò il ginocchio. La nonnina corse in aiuto del nipotino. C'è sempre qualcuno nel raggio di 5 m che conosce la Natura delle Cose. La nonnina consigliò al nipote un po di alcol per non fare infettare la ferita, ma Marcello non voleva assolutamente saperne. L'alcol "rosso" brucia![2]. I due con non poche difficoltà decidetterò di andare in spiaggia comunque. Il lido Kursaal[3] era ancora aperto. La sabbia scottava anche più della ferita. Il baracchino era diviso con altre 13 famiglie, quindi era sempre aperto e non vi si poteva entrare per via dei 9 materassini e le 7 ciambelle incastonate al suo interno[4]. Marcello lasciate le ciabatte sotto l'ombrellone, si lanciò in una folle corsa verso il mare mentre la nonna gli lanciò un urlo:"Corri. Il Mare rimargina le ferite!".


Note:
[1]Inanna è la divinità sumera della bellezza. I sumeri hanno fatto partire tutto. Questa storia come la storiagrafia stessa è affascinante.
[2]Quando una scala cromatica viene associata alla percezione del dolore. Da piccoli per disiffettarsi chiedevamo l'alcol "verde".
[3]Kursaal viene da "Saal" e "Kur". Casa di Cura.
[4] 9 sono le Muse. 7 sono le Corporazioni delle arti e dei mestieri fiorentini.

[n] Le piccole scottature che si hanno, scompaiono nel mare di amore di una mamma. Il mare rimargina ogni ferita. Tutto il sapere popolare condiviso con altra gente in un piccolo compartimento che è la memoria rimane aperto per l'eternità. Inanna. E' sconvolgente non so da chi sia stato tradotto ma con questo prefisso latino(in-). Quel qualcuno ha voluto lasciarci qualcosa. In Anna.

martedì 5 agosto 2008

Fons cognitionis.


Nel periodo estivo Marcello si muoveva verso il paese della nonnina. Lì, era solito frequentare il baretto. La cittadina si poteva permettere un solo Bar. Non era una legge, ma anche il buon senso a volte detta delle regole. Marcello con in mano il "Panigranu" beveva dalla fontana della piazzetta e ascoltava i discorsi dei vecchietti alle panchine."Ho Sete""E vatti a comprare na bottiglia d'acqua" "E l'acqua della fontana?" "No. Sa Brutta!". Marcello spensierato e dissetato, rimase colpito dall'entrata del Bar. Osservava. Sorrisi messi in bocca a lavoratori stanchi. Lacrime poste in occhi ormai soli. Tavolini desiderosi di giocatori che occupavano lo spiazzo adiacente al bar. Gli anni feroci in mano al tempo avevano decimato l'esercito di sportivi da sedia. Si sentivano ancora le bestemmie e l'amore per il gioco ma nessuna anima a farne da prova.Marcello vide dall'altra parte della strada due signori mentre giocavano a solitario. Marcello era incuriosito dal fatto che il solitario si potesse fare in due. Si avvicinò ad uno dei giocatori e chiese:"Ma l'acqua della fontana è buona?" "No. Non sa bella" "E sentite. Potrei giocare anche io a solitario?" "No. Non si può giocare in tre! E' solitario!". Marcello da quel momento si era reso conto che l'acqua della fontana non era buona o per lo meno non sapeva buona.

Note:
[n] La concezione di regole sa brutta. I teoremi fondamentali sanno brutti. Come il continuo e ripetitivo ricorso alla tesi eraclitea. Se tutto sapesse brutto, come cazzo dovremmo comportarci? Marcello anche se è alto, non ha proprie regole su un semplice gioco. Segue come tutti un luogo comune. Una malsana legge che in realtà non esiste. Le regole possiamo non porcele soprattutto se sanno brutte.

lunedì 7 luglio 2008

Mores Maiorum

Un freddo gelido attanagliava la piccola città. Marcello cresceva. Il tempo scorreva. E la dolce nonnina sparecchiava la tavola. Marcello osservava in salotto la libreria, in attesa del Caffè. Il nonno possedeva una copiosa collezione di testi antichi. Fra cui uno che spiccava fra gli altri. La copertina era ormai logora.Però possedeva un luminoso segnalibro. Il nonno tempo prima aveva accuratamente sottolineato una frase di P. Verri "Il dolore precede ogni piacere ed è il principio motore dell'uomo". Il Caffè era pronto. La nonna era solita macinare personalmente i chicchi. Non credeva nei prodotti confezionati. Significava per lei, saltare il passo di un cammino. Semplificare non è significativamente un verbo positivo. Si Può facilmente eliminare un primo dolore ma si consuma un secondo piacere. La nonna sorridente avvolta da un aroma intenso versò il caffè nelle tazzine. La stanza divenne di colpo satura di un'atmosfera festosa. Ogni piccola tazzina. Ogni piccolo chicco. Sconvolge il fatto che esistano bicchieri creati solo per contenere il Caffè. E che siano così piccoli. Sacri. Marcello dopo aver mescolato frettolosamente lo zucchero all'amara bevanda. Sorgeggiò la sua dose. La sua piccola quotidianeità. Un rito anche per poco, Dolce.

Note:
[n] Il Caffè dona una piccola quantità d'energia. Lo si puo disprezzare. Lo si puo definire droga. Ma il Caffè è già di per sè amaro. Sprigiona da un solo chicco una incredibile quantità di vita. Anche per poco. E' curioso. Il Caffè bisogna saper farlo! Marcello lo sapeva. E anche lo stesso Verri con il suo di Caffè.

mercoledì 18 giugno 2008

Inceptus.

Questa storia come ogni storia, incomincia. Nella grande metropoli, Marcello aveva iniziato la sua giornata con un sano e lauto pasto. Cereali preferiti. Latte Scremato nella sua favolosa tazza nuova, fiammante. Zainetto preparato dalla nonna. Tutto meticolosamente organizzato per accogliere a braccia aperte un nuovo giorno da discente. Arrivo alla fermata del Bus in perfetto orario. Entrata in grande stile nell'aula. Ma la nonnina aveva dimentato un oggetto necessario per il suo nipote. Gli Occhiali. Marcello era un ragazzo molto intuitivo. Ma per quanto comprendesse a pieno le immagini, gli effetti di luce, la straordinaria disposizione dei colori, era Miope. Necessitava di lenti per affrontare la realtà. Marcello per quanto si sforzasse non riusciva a concentrarsi e seguire la lezione. Ore su ore di difficoltà. E non ne aveva neanche colpa, visto che la nonnina sbadatamente aveva dimenticato a casa la custodia contenente gli occhiali. Marcello sfinito, dopo aver tentato di utilizzare i più disparati metodi per ascolatare la docente, decide di mollare. Lasciare la classe per tornare nel caldo di casa. Fra i vicoli serali. Marcello stanco, poggia il suo zaino logoro per terra. Marcello furioso, seguendo la falsa riga della battaglia di Roncisvalle. Falsa, perchè non aveva voglia di fare la fine di Orlando. Come dargli torto. Marcello sempre più stremato, arriva dalla nonna. Gli esausti occhi di Marcello però, incrociando quelli lucidi della donna, frenarono il loro attacco impulsivo. La nonna senza scomporsi si avvicinò al piccolo e con voce squillante ma allo stesso tempo temperata e avvolgente chiede: " 'A Vue Na Colazione? ".
Marcello non si domandò perchè si potesse fare colazione, la Sera. Marcello non si domandò neanche per quale motivo era incazzato con la nonnina. Marcello voleva gustarsi la sua colazione. Il suo nuovo inizio.

Note:
[n] La scuola è la vita. Non esistono dannati docenti. Tutti hanno da insegnare qualcosa. Non possono esistere a mio parere Gerarchie nella scuola. La scuola in questo caso, non si potrebbe definire tale. Non ci sono ruoli ben definiti. Non ci posso necessariamente essere caste chiuse. Schola, -ae era un portico dove si esponevano opere d'arte. Schola, -ae era fondamentalmente la sala d'aspetto dei bagni pubblici.La schola è "L'anticamera della merda"!
[2n^m] Nonna è Dio. Puo dare come prendere. Marcello è l'uomo. Con le sue difficoltà, con il suo continuo sacrificio. Ma Marcello è anche qualcosa di più dell'uomo. Marcello è mio fratello. Marcello è tuo fratello. Marcello porterebbe in spalla sofferenze non sue. E' alto Marcello. Marcello ha cercato ancora una volta. E questa volta ha trovato la Colazione della vita. Un Nuovo Inizio.

domenica 8 giugno 2008

Iudicium(n).

(n) Il giudizio non è solo un sostantivo. E' un processo. Ancipato da un'attenta analisi. E' sintetizzato in una critica. Ovviamente intesa come necessaria valutazione.


Era un Venerdì sera. Acete giovane universitario emiliano, aveva appena concluso una fantastica serata con i suoi compagni di facoltà. Più amichevolmente Colleghi(1). In una serata fra Colleghi c'è l'aria di Studio. Studio delle persone. Ricerca delle possibili Prede. Difesa dai possibili Predatori. Sguardi. Sensazioni premeditate miste a Risate necessarie. Consumare il pasto naturalmente offerto, senza manifestare alcun cenno di debolezza. Riservare qualunque battuta buona per affossare un possibile antagonista. Fino al termine. Riporre nel clima festoso i propri scarti in un contenitore probabilmente colorato, sicuramente posto fuori. Il più delle volte il cibo torna romanticamente nelle buste in cui era arrivato. Non amo le frasi fatte. Ma fai un nodo. Acete, quindi come da programma saluta i compagni. Pacca sulla spalla. Battuta anche poco simpatica che li accompagna per tutta la tromba delle scale fino al portone. E infine la mano che accompagna con freddezza la porta blindata della serata.
Acete appena chiude si accorge di avere anche troppi rifiuti. Per di più neanche suoi. Sedimentati ormai sul suo balcone. Volendo, potrebbe riempire tranquillamente un'altra busta con roba scaduta che non è riuscito a consumare. Ma preferisce non accrescere la copiosa quantità di immondizia. Perchè bisogna avere una certa misura in tutto. Anche nel produrre rifiuti. La raccolta differenziata non fa per Acete. Acete è un ragazzo nettamente pigro. E dorme felice con il suo balcone colmo ma ordinato. Pile di pacchi, con scarti e rifiuti. Che il giorno seguente scompariranno. Sostituite.
I rifiuti sono opinioni. Considerazioni scadute. Giudizi. Si possono riporre sul balcone in contenitori gialli, in tinta con la piantina della vicina. Ma rimangono tuoi giudizi. Per quanto ripugnanti sono tuoi. I rifiuti della raccolta differenziata non sono che luridi pregiudizi. Il Nero con il Nero. Il Bianco con il Bianco. Chiamiamole Imposizioni Standard. I giudizi posso non essere tuoi, li hai trovati e li hai imbustati. Puoi dormirci sopra. Ma in un modo o nell'altro te ne devi sbarazzare. Rinnovarli. Come dire non rimanere sempre con gli stessi. Non per cadere nell'incoerenza. Ma perchè alla lunga puzzano.


Note:
(1)Strano il fatto che Colligo,-as significhi legare letteralmente qualcosa. Unire. Fasciare passando per Avvolgere fino a Impedire. Impedire cosa?I Colleghi sono uniti da un'unica passione. Ma per raggiungere un scopo, bisogna fare a meno di qualcuno.

giovedì 5 giugno 2008

Spes.

Nota:
(n) Spes. Aiuto chiunque non avesse nè voglia di acquistare un dizionario latino, nè la voglia di ricerca perduta anni fa. Spes significa speranza. Ma non solo. Spes significa aspettativa.Spes significa Attesa. Ricordo che la maestra mi ripeteva di costruire pensierini brevi e diretti, inoltre mi piace ripetere. Spes soprattutto significa Fiducia. Una parola fantastica. Di quelle polisignificanti.




In una metropoli a me sconosciuta. Viveva un'anziana donna con un nome assai curioso. Non voglio riverlarlo perchè scatenerebbe un'ilarità non necessaria alla storia. Questa anziana signora aveva due orridi nipoti. Marcello e ***. Marcello era un ragazzino sensibile, privo di gran retorica, ma possessore di grande occhio e orecchio, l'altro, *** era un enigma. Un ragazzo forse troppo stupido per realizzarsi socialmente o forse troppo *** per essere.
Marcello seguiva insieme alla nonna tutti i telegiornali. Un'ondata di violenza imperversava nella città in cui vivevano. Marcello era sempre preoccupato, non per la sua incolumità, era troppo buono per pensare a se stesso. Guardava sua nonna. Si chiedeva come potesse vivere tranquilla. Sola. Ma la nonna possedeva un segreto. Mentre scorreva la pubblicità fra i titoli del nuovo TG quotidiano infatti, confidò al nipotino di possedere una pistola. Il Nipotino rimase per un momento attonito, ma dal quel momento si sentiva come protetto. Sicuro e libero da ogni possibile turbamento. Per qualsiasi problema sarebbe tranquillamente schizzata fuori da un cassetto, una pistola carica a proteggere la famiglia. Ma a Marcello non bastava. Marcello voleva vedere. Si fidava della Nonna. Ma non abbastanza. Sperava di trovarla, di vederla, di toccarla e di difendere con le sue stesse mani chiunque voleva offendere i proprio cari.
*** lo dissuadeva continuamente dal ricercare. Ma Marcello non ascoltava certo i soliti racconti idioti di ***. Ha ricercato, Marcello. Per ore, giorni, anni. Ha atteso. Ha sperato. Ma non ha mai trovato quello che cercava. La nonna anche prima di morire, non ha mai indicato il cassetto in cui aveva nascosto l'oggetto. Marcello però, non ha mai smesso di aver fiducia. Non l'ha mai fatto. O per lo meno non ci è mai riuscito. Marcello non ha una morale o valori su cui fondare la sua ricerca. *** è fortunamente morto. Marcello ora è grande. Marcello fortunamente ha ancora fiducia nelle parole. Che siano nascoste o meno. Spera, Attende, Cerca.

Nota postuma:
Se smetti di cercare muori. Se continui, non smetti di crescere. (Marcello lo sa bene)

martedì 3 giugno 2008

Moti Animi.



Estia aveva preso in affitto un appartamento in via D'azeglio, sopra la Standa. L'edificio era di nuova costruzione, aveva persino un balcone, su cui poggiavano vasi con gerani di un rosso brillante, ben curati che non disturbavano affatto Estia anzi, la rendevano ancora più felice per il notevole impatto visivo.
Nella sua stanza aveva un condizionatore, una scrivania, un letto a due piazze e una vetrinetta con vecchi libri appartenuti alla signora anziana che abitava la casa prima del suo arrivo. Soleva tenere la serranda del balcone chiusa. E guardava attraverso le fessure la gente, logicamente con non poche difficoltà, riusciva persino a notare le sagome che camminavano o che entravano in contatto. In Alcuni giorni di estrema caparbietà, dopo aver chiuso le tende, apriva completamente la serranda. E osservava ancora più attentamente le figure che incrociava il suo impotente sguardo. Il superficiale insomma, ma per Estia bastava e avanzava. I geranei intanto fiorivano e crescevano fino a rendere il balcone di Estia il più bello fra i pochi di Via D'azeglio.Estia non guardava la Tv. Trovava i programmi televisivi noiosi e banali. Preferiva osservare le figure nelle tende. Per altro belle tende, non le aveva scelte lei, ma le trovava di buon gusto e le lasciò appese. Guardava anche nelle finestre del palazzo di fronte. Non riusciva a notare se le figure sorridessero o meno, però studiava i loro moti sinuosi, i saluti, le cadute, gli errori. Prima di andare a letto lanciava sempre un metodico e orgoglioso sguardo alle sue piantine. Ma il destino aveva in serbo qualcosa di veramente inaspettato per Estia. La mattina seguente non trovò i vasi. Nella mente di Estia entravano in conflitto molteplici paranoie e preoccupazioni. Scaraventata nello sconforto e nella paura di aver ferito qualcuno, Estia con noncuranza aprì il balcone e vide i suoi meravigliosi vasi a pezzi sul marciapiede, con accanto i gerani calpestati dalla fretta della gente. Estia si ritrovò fuori. Estia si ritrovò nuda davanti ai condomini di fronte. Estia si ritrovò privata di quello che possedeva. Non le rimaneva che riparare in qualche modo al danno o per lo meno raccogliere in ginocchio i cocci. Estia capì quella mattina che si era esposta troppo e che forse meritava una pianta da salotto(1), da mostrare a pochi amici.

[Nota: (1) Motus animi privo di accellerazione di gravità.(n) Il Balcone di Estia è la sua stessa esistenza, vissuta con distanza. La stanza è la sua mente. La vita galleggia sulla strada, sull'universo comune a tutte le altre vite, che spesso non sono altro misere finestre. I sentimenti sono esposti e spesso non reggono. Una persona può considerarsi tale se è capace di andare a riparare al danno e non solo sostituire l'oggetto perduto. I sentimenti non si vedono, si percepiscono attraverso le tende(strumenti creati da noi stessi).Spesso ci si rende conto di averli provati solo quando si perde tutto.]

venerdì 16 maggio 2008

Auguste D.


Vità tranquilla nella campagna tedesca, birrozza, giardinetto col cagnolino, wurstel e crauti per stare in forma, ma a parte gli scherzi una simpatica panziceddra che dopotutto non stride nel quadro armonico ed equilibrato della vita della Signora Auguste. La Signora Auguste era una donna ordinata, molti pensano che in una descrizione non possa bastare un misero aggettivo per descrivere la figura di una persona, figuriamoci la sua stessa esistenza, ma in questo caso è necessario farcelo bastare e tenerlo soprattutto a mente perchè non è un aggettivo semplice nè tanto facile da ricordare...
La Signora Auguste, Auguste non è il suo cognome ma bensi il suo nome, un nome per così dire mascolino a detta di molti, ma alla fine se sei una dannata tedesca, cosa ti importa di come ti vede la gente?O come ti immagina? O come ti ricorda..
La Signora Auguste era machiavellicamente pignola, una macchina da archivio, un maledetto orologio tarato a Zurigo, si sentiva in dovere di ricordare, anche se sapeva bene che alla fine non è che un diritto, il ricordo, supplichiamo altri orecchi, altri occhi di immagazzinare informazioni sulla nostra vita, tentiamo di imprimerci in altre esistenze. Il marito Karl Deter era un ferroviere, un inguaribile viaggiatore, curioso sì, ma pur sempre tedesco, per ogni viaggio che compieva comprava delle matite, temperate nel punto giusto e sua moglie le adorava, le collezionava, le curava, non erano che matite utili per scrivere ma lei non le usava, per lei erano ricordi, imperturbabili attimi dell'iter vitae del signor Deter.
La Signora Auguste però era consapevole che delle stesse pagine non rimangono che dei caratteri impressi su carta e delle matite non ne rimane che il ricordo. La Signora Auguste come del resto il marito discendeva da una famiglia di aiatanti Bavaresi, era una donna alta e robusta, ma cadde purtroppo lo stesso in malattia, fu affidata per caso ad un dottore giovane forse burbero, ma molto promettente all'epoca, un certo Dottor Alois Alzheimer. Ironia della sorte tutti si ricordano del Medico, ma il ricordo di lei non è andato che perduto...
Forse ho ricordato fin troppe volte il nome della Signora Auguste, ma credo fermamente che il ricordo non sia solo un diritto ma anche necessariamente un dovere.

sabato 10 maggio 2008

Poi hanno paura.

Che tu pensi prendo per il culo qualcuno, allora cado nell'invettiva. Che tu poi confidi a te stesso di non conoscere il significato del vocabolo "invettiva". Che poi ti accorgi che è una delle tante insulse figure retoriche. Che poi rimani pure di sterco, quando vedi che è un' Apostrofe. Che poi si usa quando un personaggio o la voce narrante si rivolge direttamente a un altro personaggio, animale, oggetto o idea astratta. Che poi è strano. Che Apostrofe arriva da un sostantivo femminile dal greco apostrophé, da apostréphein, «volgere indietro». Che poi te ne fotte poco che sia contraddittorio.